Dopo l’analisi dei pesticidi nei meleti europei, effettuato su un totale di 85 campioni raccolti in cui sono stati rilevati 53 pesticidi diversi ( il 78 % di suolo e il 72 % dei campioni di acqua contenevano residui di almeno un pesticida) con l’Italia in testa per avere il più alto numero di pesticidi nel suolo (18 residui), Greenpeace oggi pubblica i risultati di un‘analisi sulle mele acquistate nei supermercati di 11 paesi europei inclusa l’Italia compresa. Se i dati sulle mele biologiche sono confortanti, perchè non sono stati trovati residui di pesticidi, i dati relativi alle mele prodotte in agricoltura convenzionale (che coprono la maggior parte del mercato delle mele) non lo sono affatto, considerando che l’ 83% è risultato contaminato da residui di pesticidi, e nel 60% di questi campioni sono state trovate due o più sostanze chimiche, l’ormai tristemente noto multiresiduo. Metà dei pesticidi rilevati hanno effetti tossici noti per organismi acquatici come i pesci, ma anche per le api e altri insetti utili, sono bioaccumulabili, e sono correlati con diverse patologie umane. Nel report sono stati analizzati 126 campioni di mele, di cui 109 prodotte convenzionalmente, le rimanenti provenienti da coltivazioni biologiche. Le mele sono state acquistate in 23 catene di supermercati e analizzate in un laboratorio indipendente per verificare la presenza del multiresiduo di pesticidi. In Italia le mele sono state acquistate presso le catene Auchan, Carrefour, Lidl e un campione di mele biologiche presso Natura sì. La maggior parte dei campioni risultava con almeno un residuo di pesticida mentre in un campione acquistato presso Lidl sono stati trovati residui di tre pesticidi nello stesso frutto. I pesticidi trovati più frequentemente sono fungicidi (20 tipi diversi) e insetticidi (16), seguiti da acaricidi (2) e dal THPI, un metabolita del captano. THPI è la sostanza più frequentemente rilevata (76campioni), seguita da captano (20), boscalid (19), pirimicarb (18) e clorpirifos-etile (15), Il Clorpirifos, è un pesticida tra i più utilizzati in agricoltura della classe degli organofosfati, è un interferente endocrino noto anche per i suoi effetti, oltre che sul sistema nervoso centrale anche sul sistema neuroendocrino, ha infatti la capacità di interferire sull’ossitocina, vasopressina e sul sistema tiroideo. Un recente studio (1) ha dimostrato che una esposizione agli organo fosfati, base di molti insetticidi ed erbicidi, in qualsiasi epoca della gravidanza, aumenta del 60%.il rischio di avere un bimbo con il disturbo autistico, se l’esposizione è al Clorpirifos, , durante il secondo trimestre, il rischio aumenta del 230%. Tornando al report, tra i pesticidi sono stati trovati anche due non autorizzati per l’uso nell’Unione Europea: difenilammina, in un campione spagnolo, e ethirimol in un campione polacco. In questo secondo caso è possibile che il residuo trovato sia il prodotto della degradazione del bupirimate. L’uso della difenilammina è consentito come trattamento post-raccolta in Paesi al di fuori dell’Ue. Di conseguenza il basso livello rilevato potrebbe dipendere da una contaminazione avvenuta dopo la raccolta: durante la conservazione o il confezionamento per prossimità o contatto con mele di provenienza extracomunitaria. Analizzando i risultati mediante un indice di tossicità (German Toxic Load Indicator) è emerso che 14 dei pesticidi rilevati hanno l’indice massimo (10) di tossicità sugli organismi acquatici, 15 residui hanno lo stesso indice per la tossicità sugli insetti benefici, e altre otto sostanze sono state classificate al livello 10 a causa della loro tossicità specifica per le api. Altri 13 tra i pesticidi rilevati hanno il punteggio massimo a causa dell’elevata persistenza nell’ambiente, mentre 7 in relazione al loro potenziale di bioaccumulo. La varietà di sostanze chimiche trovate mostra che nelle coltivazioni convenzionali è pratica comune irrorare i meleti con applicazioni multiple di pesticidi. Tutto questo, insieme alla scarsa conoscenza dei possibili impatti dei ‘cocktail di pesticidi’ sull’ambiente e sulla salute, è fonte di grande preoccupazione. Le analisi sui campioni europei hanno permesso di individuare 39 tipi diversi di pesticidi., mentre soltanto il 17% delle mele convenzionali testate è risultata priva di residui rilevabili. Le mele analizzate sono state prodotte in Austria, Belgio, Bulgaria, Francia, Germania, Italia, Olanda, Polonia, Slovacchia, Spagna e Svizzera, e vendute nei supermercati dei rispettivi Paesi d’origine. Lo studio conferma i risultati dell’analisi su campioni di acqua e suolo prelevati all’inizio dell’anno nei meleti europei, che avevano rilevato la presenza di numerose miscele di pesticidi. La casualità che il campione col multiresiduo provenisse da un supermercato noto per avere prezzi competitivi, ripropone il problema che spesso quello che viene proposto a basso costo, nasconda poi delle insidie che hanno un prezzo invece assai elevato per la salute dell’ambiente e dell’uomo. E’ inammissibile che con l’aumento incessante di patologie che trovano nell’inquinamento ambientale da pesticidi una causa importante, non si attuino provvedimenti seri per bandire sostanze che sono sicuramente nocive per la salute umana.La produzione di mele e la frutticoltura in generale, sono tra i settori dell’agricoltura europea che più si contraddistinguono per l’utilizzo di sostanze chimiche. Sebbene nessuno dei residui presenti nei campioni esaminati ha superato i livelli massimi di residuo (LMR) ammessi nelle mele dalle normative, questi limiti presentano criticismi in quanto non tengono conto dei danni da esposizione cronica a basse dosi, del multiresiduo e delll’esposizione dei bambini, più sensibili ai danni da pesticidi. Questo ultimo report conferma che le mele che troviamo in commercio ricevono applicazioni di una grande varietà di pesticidi, sia in fase di pre-raccolta che di post-raccolta, pratica che è diventata la norma nella coltivazione convenzionale di mele nell’Ue e che è necessario ridurre, e infine eliminare, l’uso dei pesticidi se vogliamo garantire una qualità e sicurezza alimentare ai consumatori e ciò sarà possibile solo abbandonando l’attuale modello di agricoltura industriale a favore di pratiche agricole ecologiche. Bisogna ricordare che l’Italia è uno dei maggiori produttori di mele a livello europeo, ma anche il maggior consumatore di pesticidi per ettaro di superficie coltivabile, con il Trentino Alto Adige che da solo ne consuma circa 40 Kg/ha. Sarebbe dunque necessario per migliorare la qualità della produzione abbandonare la dipendenza dai pesticidi di sintesi per proteggere sia gli agricoltori e le loro famiglie che i consumatori da queste sostanze potenzialmente dannose per la salute.
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